Chi sono gli ELLE secondo gli ELLE?
4 ragazzi che portano avanti un’idea di musica un pò desueta oggi.
Come mai la scelta di questo nome per il vostro progetto e come è nato?
All’inizio eravamo Io, Marco, Danilo e Miriam. La scelta di Elle, alla francese, cioè Lei, era un chiaro omaggio ala femminilità ed il fatto che tra noi ci fosse una ragazza così creativa ce l’ha fatto apparire come il nome perfetto.
Come definireste la vostra musica in tre aggettivi?
Cruda, sincera, intima.
Ascoltando il nuovo lavoro “Silent search of spring” ci si ritrova coinvolti in un vortice di melodie da cui è difficile uscirne. Innanzitutto: come mai questo titolo? Come è nato questo lavoro? Quali sono le idee che sono alla base delle canzoni che lo compongono?
Per un gruppo indipendente fare tre dischi, oggi, è un grande traguardo perché negli anni cambiano tante dinamiche e tenere il punto è difficile. Per esempio, fare pochi concerti mal retribuiti e spesso in posti non attrezzati per un concerto degno di essere chiamato tale, mette a dura prova l’entusiasmo di una band. Purtroppo i tempi sono questi ed è difficile pensare ad un’inversione di rotta in tempi brevi. Detto questo con una certa amarezza, non lo neghiamo, la voglia di fare musica e cercare di avere una propria voce capace di distaccarsi dal coro è sempre rimasta viva in noi. Il titolo del disco allude all’adolescenza dove la primavera che si vive è quasi sempre silenziosa, ma piena di turbamenti. Uscire da quell’età con le spalle forti è una impresa come lo è stato per noi scrivere arrangiare, registrare e decidere di fare uscire questo disco.
Siete al vostro terzo disco di inediti: come raccontereste l’evoluzione della vostra musica?
Il processo di scrittura nei tre dischi non è mai cambiato. Probabilmente è cambiato il modo di intendere la musica. Diciamo che da un iniziale bozzetto si cerca insieme di farne un quadro. Un pezzo unico. In questo disco c’è un continuo dialogo tra la voce di Danilo, che scrive anche dei magnifici testi, e la voce di Miriam. Nei dischi precedenti la parte predominante era la melodia maschile. La scrittura delle chitarre è cambiata radicalmente ed i synths si sono adagiati su questa nuova tessitura sonora. Io, Marco, ho smesso di suonare i tamburi ed ho affidato a Giovanni, new entry, la parte ritmica. Insomma tutti cambiamenti che rendono Silent search of spring un disco di rinascita. È indubbiamente un azzardo parlare di rinascita, vita, vitalità, resistenza al giorno d’oggi, ma noi ci crediamo ancora.
Quali sono i vostri progetti futuri?
È una domanda a cui sinceramente non saprei cosa rispondere. Quando esce un disco nuovo e riceve tante, tantissime belle recensioni ci si aspetterebbe che lo si possa suonare ancora, ancora ed ancora, ma siamo in Italia e se non sei in un booking valido fare concerti diventa una impresa ardua. I posti a cui scrivi raramente rispondono e se lo fanno ti dicono che gli slot liberi che hanno sono riservati a determinati booking. Questa è la situazione odierna quindi navighiamo a vista.
Se doveste consigliare tre band contemporanee, quali scegliereste?
C’è tanto fermento in America in questo momento e questo genere che sta uscendo fuori è una sorta di lofi folk. Mi sembra una cosa bellissima perché esce dagli schemi, dribbla il mainstream dove alla fine anche Bon Iver è inciampato e non ce n’è quasi traccia sulle piattaforme. Insomma una figata pazzesca. Cercate questi nuovi artisti su IG. Se ne devo citare tre direi, Chris Wallace, Hudson Freeman, Sofia Isella, ma ce ne sono tanti altri. Sta nascendo una comunità che tanto mi
ricorda il post Slint di Louisville..
