Abbiamo intervistato Geddo, talentuoso cantautore ligure che ci ha raccontato il suo nuovo disco dal titolo "Fratelli" e ci ha aperto le porte del suo universo sonoro facendoci scoprire cose del suo passato e intravedere quelle che verranno...

Buona lettura

1.Chi è GEDDO secondo GEDDO?
Lo scambiano per un personaggio ma in verità è il vero Davide Geddo mentre Davide Geddo è solo un alter ego di copertura di Geddo.

2.Come definiresti la tua musica in tre aggettivi?
Energica, diretta, intrigante. Energica perché non si appoggia solo sulle atmosfere della canzone d’autore, diretta perché ha messaggi semplici ed intrigante perché in realtà dietro ai messaggi semplici cela qualcosa di più. Perlomeno nelle intenzioni.

3.Ascoltando il tuo nuovo lavoro “Fratelli” ci si ritrova coinvolti in un vortice di melodie da cui è difficile uscirne. Innanzitutto: Come è nato questo lavoro? Quali sono le idee che sono alla base delle canzoni che lo compongono?
Il mio disco precedente (2017) si intitolava Alieni ed è stato un disco sulle differenze, sulla alienazione, sulle difficoltà nutritive nel relazionarsi con autenticità; Fratelli ne è il disco complementare; sulla somiglianza, sul sentirsi dalla stessa parte di una barricata. Nell’accorgersi che proviamo le stesse emozioni possiamo sentirci simili e riconoscerci. In un’epoca di rapporti iper digitali lo ritengo un’urgenza.

4.Nel disco ci sono diversi featuring. Come è avvenuta la scelta?
Su la testa è nata avendo già in testa le persone con cui avrei voluto cantarla. Persone che io sento vicine al mio modo di intendere la musica pur se protagonisti di percorsi differenti tra loro. In questi anni non sono tanti gli artisti che hanno inventato circuiti di canzone e di pensiero giocandoseli a viso aperto per le strade d’Italia. Alberto Visconti, Federico Sirianni e Folco Orselli sono tre modelli da questo punto di vista. Iper attivi nella proposta, progetti che vanno oltre la musica e una costante attenzione ed apertura per tutto ciò che accade intorno. Roberta Carrieri l’ho conosciuta al festival Su la testa e ho pensato che per il brano sbarazzino dell’album fosse perfetta. Credo che oltre ad essere bravissima sia una delle poche cantanti che sa anche essere ironica ed autoironica. L’ho contattata e siamo riusciti a combinare. Nel mio percorso discografico ho sempre innescato collaborazioni con artisti che amo. Mi viene naturale.

5.Quali sono i tuoi progetti futuri?
Vorrei davvero che il periodo di inutilità sociale (e non personale) sia finito perché il mio progetto futuro si chiama Live. La voglia di suonare è tanta e, se pur con qualche precauzione, ci stiamo avvicinando ad un concetto di ripartenza; voglio partecipare alla riconnessione della socievolezza perduta in questo distanziamento forzato. Le persone hanno bisogno di rivivere insieme e la musica, tanto bistrattata finora, diventerà uno dei mezzi più importanti.

6. Se dovessi consigliare tre band contemporanee, quali sceglieresti?
L’Orage, Ginez e il bulbo della Valvola e Gnu quartet.